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Pubblicata il: 23 gennaio 2022

Riconoscerla e prevenirla

Il dolore lombare, detto anche lombalgia o più semplicemente mal di schiena, indica un disturbo di carattere muscolo-scheletrico, in quanto va a interessare i muscoli e le ossa della parte inferiore della schiena, ovvero la regione lombare. In base alla durata del dolore si distinguono varie forme di lombalgia:

  • Lombalgia acuta: è caratterizzata dalla comparsa improvvisa di un forte dolore, che tende a risolversi generalmente nel giro di pochi giorni. A questa categoria appartiene il cosiddetto “colpo della strega”, di fatto una contrattura muscolare causata da un movimento brusco o dall’aver sollevato un peso eccessivo;
  • Lombalgia sub-acuta: la persistenza del dolore si protrae per più tempo rispetto alla forma acuta, anche se scompare entro le 12 settimane;
  • Lombalgia cronica: nonostante il disturbo di norma sia più sopportabile rispetto al dolore acuto, è la forma di lombalgia più invalidante in quanto permane per più di 3 mesi, compromettendo, nelle situazioni più gravi, anche le normali attività quotidiane.

Non bisogna tuttavia confondere i termini lombalgia e lombosciatalgia.

Nel primo caso il dolore muscolo-scheletrico è localizzato a livello del rachide (cioè il raggruppamento di più vertebre di una specifica regione del corpo umano) lombare, dorsale o di entrambi, mentre nel secondo si irradia alla superficie posteriore della coscia a causa della compressione e dell’infiammazione del nervo sciatico, generalmente per la presenza di un’ernia alla colonna vertebrale.

Riconoscere correttamente il dolore lombare

Riconoscere un mal di schiena è relativamente semplice nonostante la sintomatologia possa variare, soprattutto in relazione alla causa del dolore.

Può infatti:

  • persistere solo per alcuni giorni o per mesi
  • presentarsi saltuariamente o in maniera ricorrente
  • peggiorare con il passare del tempo, mantenersi stabile o scomparire dopo poco
  • essere accompagnato da altri sintomi più o meno specifici, come intorpidimento esteso agli arti inferiori, spasmi muscolari o sensibilità al tatto
  • accentuarsi in certi momenti della giornata, dopo uno sforzo fisico, un piccolo movimento di per sé innocuo, o manifestarsi anche a riposo

Se la presenza del dolore si protrae a lungo e non dà segni di miglioramento, è opportuno rivolgersi al proprio medico per una diagnosi più accurata, che vada a escludere eventuali complicazioni in modo da intraprendere il migliore trattamento di lombalgia.

Come prevenire il dolore lombare

Considerando come certe cause o fattori di rischio della lombalgia dipendano da alcune nostre abitudini scorrette, è possibile giocare d’anticipo andandole a modificare e puntando sulla prevenzione.

Di seguito sono elencate alcune delle strategie più efficaci.

  • Praticare una costante attività fisica adeguata alla nostra età e condizione fisica. Il nuoto o la camminata regolare sono tra gli sport più consigliati. Anche esercizi di pilates o yoga, se svolti correttamente, possono portare benefici, in quanto contribuiscono a mantenere l’elasticità della muscolatura;
  • Alzare pesi nel modo corretto, abbassandosi e facendo flessione sulle gambe in modo da scaricare il peso sugli arti inferiori, non solo sulle braccia e il tronco;
  • Evitare movimenti bruschi e scoordinati;
  • Assumere una postura corretta, sia eretta che seduta, soprattutto se la dobbiamo mantenere per molto tempo;
  • Indossare calzature comode e che vadano ad assecondare e sostenere la normale curvatura della colonna vertebrale, in particolar modo se si richiede di mantenere una posizione eretta a lungo;
  • Seguire programmi di ginnastica posturale;
  • Mantenere il proprio peso nella norma per non andare a caricare eccessivamente le articolazioni, la muscolatura della regione lombare e soprattutto la colonna vertebrale, con il conseguente rischio di sviluppare ernie o discopatie, fattori predisponenti il mal di schiena;
  • Scegliere un materasso ortopedico adatto a sostenere la schiena, che eviti di farci curvare eccessivamente la schiena durante il riposo notturno;
  • Non sottovalutare i fastidi e i sintomi iniziali, soprattutto se persistenti, in quanto potrebbero peggiorare o comportare ulteriori complicazioni.